Questa è la storia (vera) di quando il Fashion Design Made in Italy vede la luce in una Sartoria Sociale di provincia, e diventa proclamazione di un cambiamento attraverso la moda.

Questa è la mia esperienza ed è quello che vedo a livello di risorse umane.

Ma chi siamo? Vi racconto tutto.

Io mi chiamo Olesea I., sono emigrata in Italia 20 anni fa, e sono modellista per Amrita Kids e Camici Prima Eleganza. Insegno modellistica e tecnica del cucito come volontaria alla Sartoria Sociale Chieri, uno spazio meraviglioso che ha accolto me e le giovani Mamme che ho invitato a ripartire con ago e filo quando è nata Reborn in Italy.

Le giovani Mamme diventate Sarte sotto la mia guida vengono da paesi poveri e tormentati.
Sono tutte scappate.
Sono mie alunne in Sartoria, ma sono Maestre nella vita.
Ogni volta che le guardo e ci penso anche solo un attimo, mi accorgo che sono dei super eroi travestiti da mamme. Perché è a dir poco INNATURALE per qualunque essere umano (non parliamo poi di una giovanissima donna) abbandonare la propria terra, la propria famiglia, la propria lingua, immergersi in un mare infinito, senza orizzonte e fare un viaggio controcorrente verso una terra dove non sarai nessuno e sarai solo per molti anni. E scegliere tutto questo non è reso certo più facile solo perché a spingerti è la fuga dalla povertà.

Olesea Ionita

La fuga dall’inferno, la fame di futuro

Intorno a noi, ogni giorno e ovunque, pur di non cambiare, migliaia e migliaia di persone rimangono letteralmente nel proprio inferno, giorno dopo, perché cambiare fa troppa paura.
Mentre chi scappa per salvare la propria vita NON ha paura di morire.
Per chi scappa per sopravvivere, il cambiamento è la scelta di salvarsi da soli.

E la cosa più bella è che chi è scappato dall’inferno e non ha paura di morire, non ha nemmeno paura di imparare! Lasciate che ve lo dica da tutor, questo atteggiamento cambia tutto nel percorso di formazione. Queste giovani donne hanno fame, hanno bisogno di ripartire, di capire, di sapere, di riuscire, ed è davvero più facile insegnare una abilità che cambiare una mentalità.

Queste sono le forze e le spinte che scorrono al cuore di Reborn in Italy.

moda etica made in Italy

E Reborn in Italy come funziona? Generando circoli virtuosi..

Innanzitutto cuciamo in Italia con chi emigra da un paese povero, che è ben diverso da far cucire moda a chi vive in un paese povero. Il primo beneficio è quindi una sana Economia Circolare

Ma poi, è possibile parlare di Design Italiano fatto in Sartoria Sociale?
Secondo noi, Sì.
Si tratta di un Made in Italy 2.0, ovvero di un Made in Italy di nuova generazione, dove il prodotto è pensato, progettato, creato sul territorio italiano, ma non per forza con le sole forze di persone italiane.

Ovviamente, per emergere dignitosamente nel campo della manifattura, della moda e del design in Italia, che è la culla della bellezza e del design, bisogna essere BRAVISSIME.
Per questo chiediamo alle nostre Sarte azioni e operazioni di altissima abilità.
“Non è per cervelli deboli” – descriviamo così l’architettura vestita che insegniamo ed esigiamo da loro qui a Reborn: un vero e proprio origami di Dettagli, Cuciture ad Incastri strani che complica la vita e dilata il tempo, eseguito solo ad altissima Precisione e altrimenti, Rifatto.

E mentre chiediamo alle mamme di comportarsi e studiare come i cadetti della Nasa che si allenano per il primo volo su Marte, i loro cuccioli crescono avvolti in fascioni colorati avvolti attorno al loro busto.

Un peso sulle spalle diventato bandiera e manifesto

Moda etica, design sostenibile, inclusione sociale

Sentire il peso di tuo figlio sulle spalle mentre lavori è un fardello che psicologicamente portano tutte le mamme che vanno a lavorare.
Noi lo portiamo anche fisicamente, ormai è diventata la nostra chiave di comunicazione, un po’ casualmente e un po’ per mettere l’accento su una realtà che passa altrimenti inosservata.

Un po’ come il frigorifero sulle spalle di Tony Morrison, l’inglese che corre maratone per una buona causa portando ovunque questa zavorra. Il suo obbiettivo è di attirare l’attenzione della gente su cosa sia il cancro, un fardello pesante che i malati portano sulle spalle ogni giorno e ogni passo, continuando comunque ad avanzare.
È una realtà, è un tipo di esistenza che conducono moltissime persone.

Noi nel nostro piccolo portiamo nel mondo l’immagine della mamma che lavora con il suo bimbo sulla schiena, con lo stesso tipo di intenzione di Tony, e la stessa voglia di ricordarci e ricordare al mondo che anche questa è un tipo di esistenza reale, che però NON ci ferma.
Anzi, è la nostra realtà: non abbiamo molte altre alternative per realizzare la nostra vita, e così questa situazione la sfruttiamo al massimo, la indossiamo come una bandiera.

Foto di Stefano Stranges dal progetto “QUELL’ANNO IN CUI…” EDITORIAL PROJECT ABOUT COVID-19 PANDEMIC

La Sartoria Sociale di Chieri ci ha aperto le porte, ci ha messo le ali.

Certo, come squadra abbiamo fatto una partenza da svantaggiate, ma non per questo limitante.
Fondamentale è stato trovare subito una “casa” per Reborn.
Ci ha aperto le porte Cristina Favaro, responsabile della Sartoria Sociale presso il Museo del Tessile di Chieri.
Poi… solo un anno fa dicevo “è importante che le nostre Sarte abbiano una formazione completa, perché così un domani per loro sarà più facile trovare lavoro”. Non pensavo a nulla di più di un percorso didattico serio e approfondito, che vedeva le Mamme di Reborn esercitarsi fino all’esaurimento sui progetti più strani e arditi.
Ma la vita mi stupisce sempre.
Perché oggi noi le stiamo VENDENDO queste strane cose.
Perché il Design piace anche se è fatto in Sartoria Sociale.
Perché là fuori ci siete Voi che con orgoglio indossate una gonna firmata da Sarte Invisibili.

Un rapido progresso

Il 2019 è stato il nostro anno d’inizio formazione con sei mamme rifugiate e i loro bimbi in sartoria.
Nel 2020 insieme a Cristina Favaro stiamo pianificando attività ancora più “su misura“, far emerge le persone con la loro bravura, che il nome della sarta invisibile sia comunicato in maniera corretta.
Forse per la prima volta i capi sono firmati dalle sarte e questa cosa accade in una Sartoria Sociale con una inclusione sociale 4.0 che include la digitalizzazione delle sarte, il curriculum digitale. Online resta traccia, GOOGLE non dimentica nulla, il nome delle persone emerge insieme al loro apprendimento.
Una volta uscite fuori dal nostro progetto di formazione non sarà mai un inizio da zero, perché basterà cliccare online l’# col loro nome e cognome e la visibilità c’è, perché la nostra Community su INSTAGRAM, non ha solo comprato i prodotti, sostenendo concretamente il progetto, ma è fatta da veri portavoce, persone vere che raccontano sui loro social la nostra realtà, si espongono per noi, ci mettono il loro volto recensendo i prodotti, citando il nome della sarta che ha cucito per loro.

E se l’Abito è Rappresentazione, questa storia fantastica ha un lieto fine: abbiamo buttato giù un muro, abbiamo annullato i confini, insomma abbiamo raggiunto il Made in italy 2.0. Noi rappresentiamo Voi! Grazie!

Moda Etica. Mamme in rinascita in Sartoria Sociale Chieri!

Moda etica, design sostenibile, inclusione sociale

🇮🇹 Made in Italy

♻️ Eco – logico

♻️ Design Sostenibile

Come ci piacciono questi simboli, è un sogno!

Come dice Luca Mazzucchelli nel suo libro L’era del cuore: “Se non ti sacrifichi per i tuoi desideri i tuoi desideri verranno sacrificati”.

Il nostro sogno è quello di poter permette ad imprenditori italiani di rimpatriare qualche produzione che oggi si produce in paesi lontani, per questo ci adoperiamo per crescere facendo rete con altre sartorie sociali.

Qui sotto riporto alcune realtà “già grandi” che mi piaciamo molto. Credo si possa pensare ad una nuova filiera della Manifattura Italiana degna della richiesta dei Designer anche più esigenti.
Con il valore aggiunto dell’inclusione sociale.

Progetto Quid

Gruppo Abele Sartoria Popolare

 

Diario di bordo di Olesea I. scritto da Silvia Rollino.
Foto di Paolo Ratto
Stylist Veronika Dronova